<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Alessandro Rizzo Architetto</title>
	<atom:link href="https://www.alessandrorizzo.it/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.alessandrorizzo.it</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Fri, 19 Jun 2026 11:45:15 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=3.6.1</generator>
		<item>
		<title>Il Momento in cui l’Architettura Divenne una Questione Personale</title>
		<link>https://www.alessandrorizzo.it/il-momento-in-cui-larchitettura-divenne-una-questione-personale/</link>
		<comments>https://www.alessandrorizzo.it/il-momento-in-cui-larchitettura-divenne-una-questione-personale/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 05 Feb 2026 11:31:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marcods</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.alessandrorizzo.it/?p=589</guid>
		<description><![CDATA[Mentre studiavo all’Architectural Association di Londra partecipai ad una visita presso uno dei peggiori esempi di edilizia residenziale pubblica della Gran Bretagna, l’Aylesbury Estate a Southwark. Il complesso, completato nei tardi anni 70, era impostato sulla classica utopia Lecorbusierana ed includeva oltre 2700 alloggi ed alcuni servizi per una popolazione di circa 10.000 persone, pari [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Mentre studiavo all’Architectural Association di Londra partecipai ad una visita presso uno dei peggiori esempi di edilizia residenziale pubblica della Gran Bretagna, l’Aylesbury Estate a Southwark. Il complesso, completato nei tardi anni 70, era impostato sulla classica utopia Lecorbusierana ed includeva oltre 2700 alloggi ed alcuni servizi per una popolazione di circa 10.000 persone, pari a quella di un paese di medie dimensioni.</p>
<p>Dopo meno di 20 anni dal suo completamento, le condizioni fisiche degli edifici, il tasso di criminalità e le tensioni sociali costrinsero l’amministrazione locale ad affrontare l’idea di demolire l’intero complesso per sostituirlo con qualcosa di maggiormente sostenibile. Ad oggi, il processo è ben lontano dall’essere completo. La qualità del progetto originale era inesistente: la pessima qualità dei materiali impiegati provocò infiltrazioni tossiche, un aumento smisurato del tasso di mortalità infantile e dell’incidenza di patologie tumorali; l’impianto impostato su di un rapporto tra edifici e spazi comuni erratamente modernista, con oltre 15 chilometri di percorsi pedonali sopraelevati, lo trasformò in una specie di ghetto completamente disconnesso dal contesto.</p>
<p>Mentre ci venivano illustrati gli aspetti più deteriori di un ambiente reso surreale dalla deprivazione e dal degrado, una giovane madre con un bambino di 4, forse 5 anni uscì da una delle abitazioni e ci passò accanto. Il bambino si fermò e ci guardò stupito: non si spiegava il motivo della nostra presenza e lo chiese alla madre. Lei, perfettamente consapevole dei motivi che ci avevano spinto fin lì, con le lacrime agli occhi ed un groppo in gola non riuscì a rispondergli; gli calzò meglio il cappello di lana sulla testa, gli chiuse l’ultimo bottone della giacca e lo portò via.</p>
<p>In quell’esatto momento, lo sguardo di quella madre, il senso di umiliazione e di impotenza che ne traspariva, riuscirono a farmi capire in un attimo quello che in molti anni di studio non ero riuscito a comprendere: l’enorme responsabilità che come progettisti abbiamo sulle spalle.</p>
<p>Un ambiente urbano come quello, che tipo di cittadino può produrre? Quali sono le responsabilità che come architetti e pianificatori ci dovremmo assumere e su quali realmente non abbiamo controllo?</p>
<p><iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/ImgvyvkMmis?si=rmeaenP4Yp7LuJYz" title="YouTube video player" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.alessandrorizzo.it/il-momento-in-cui-larchitettura-divenne-una-questione-personale/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
